Sarà la volta buona?

Articolo di Federico Giuliani

Il terzo summit inter-coreano aggiunge un ulteriore tassello al complesso mosaico della riunificazione della Corea. Mai come questa volta Seul e Pyongyang sono vicini a uno storico accordo che potrebbe presto unire Corea del Nord e Corea del Sud in un’unica nazione – o magari in una confederazione. La scorsa settimana il Presidente sudcoreano Moon Jae-in è volato a nord del 38° parallelo per incontrare Kim Jong Un. Il leader nordcoreano ha accolto Moon con le massime onorificenze e ha promesso di riporre una volta per tutte le armi nucleari. Sarà la volta buona? Gli esperti sono convinti di sì.

Al di là degli accordi e delle promesse, importanti ma non certo una novità a queste latitudini, è importante focalizzare l’attenzione su alcuni piccoli particolari che potrebbero nascondere significati profondi.

‘Noi abbiamo vissuto insieme per 5000 anni e siamo stati separati per 70 anni. Noi siamo un popolo unito e noi dobbiamo vivere insieme.’

-il presidente Moon

Il primo è il discorso tenuto da Moon in occasione dei Giochi di Massa. Al May Day Stadium, monumentale impianto nel cuore di Pyongyang, il Presidente sudcoreano ha parlato per la prima volta direttamente a 150 mila nordcoreani come se lo stesse facendo a Seul. Kim e Moon hanno poi visitato il monte Paektu, situato nella parte settentrionale della Corea del Nord e considerato luogo sacro nella mitologia coreana. Non solo: qui – narra la leggenda – risiederebbe l’origine del popolo coreano.

Sui giornali è stata diffusa una foto di Moon, Kim e le rispettive mogli in atteggiamento giocoso. I soggetti dell’immagine riproducono un gesto che in Corea del Sud viene utilizzato dalle star del Korean Pop per ringraziare il pubblico. Si prendono l’indice e il pollice della mano destra e si avvicinano, incrociandoli uno sull’altro, come a formare un cuore stilizzato. Anche Kim Jong Un ha effettuato il “gesto dell’amore”, non senza prima chiedere divertito come si facesse. Una battuta, la sua, che non è certo passata inosservata.

Ma le sorprese non finiscono qui, perché Moon è tornato alla Casa Blu con un regalo particolare targato Kim: circa due tonnellate di songyi. Il governo sudcoreano dovrà redistribuire questi costosissimi funghi tra quelle famiglie separate dalla guerra di Corea che ancora non hanno incontrato i loro cari risiedenti al Nord. E lo farà proprio in questi giorni, in occasione del Chuseok, un’antica festa coreana. In passato, per festeggiare il buon raccolto, i coreani si recavano nelle città natali dei loro antenati e condividevano un banchetto di cibi e bevande tradizionali. L’usanza – seppur con qualche differenza – è rimasta invariata nelle due Coree ed è tutt’ora in auge.

Quindi Kim Jong Un ha voluto lanciare un messaggio di riunificazione toccando un evento caro a entrambi i paesi. Tra l’altro non è la prima volta che i songyi si trovano al centro della diplomazia, dal momento che la Corea del Nord li regalò ai cugini del Sud già nel 2000 e nel 2007. Il cibo, dunque, viene utilizzato come strumento di riunificazione. Anche nei pasti che si sono susseguiti durante il meeting, si è avuta questa sensazione. Moon ha potuto gustare alcuni piatti nordcoreani, simili a quelli preparati nel Sud ma non del tutto uguali. Insomma, i segnali di una possibile riunificazione – se non politica e territoriale, ma almeno culturale – non sono mancati. Adesso la palla passa a Trump. Moon Jae In ha fatto chiaramente capire che “la Corea è una”, come usano ripetere anche dalle parti di Pyongyang.

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